11.5.2010 - Luciano Chiaradia

Internet e i nuovi alessandrini

Condivisione e collaborazione per risolvere i problemi del pianeta
In un giorno ormai storico per l’economia del vecchio continente, in un giorno di euforia dei mercati finanziari , che brindano alla manovra salva-Euro di oltre 700 miliardi , la mia attenzione si sofferma su una notizia rilevante e foriera di speranza.
 
La British Petroleum, falliti probabilmente gli ultimi tentativi di arginare in autonomia l’ormai devastante fuoriuscita di greggio dai pozzi del Golfo del Messico, chiede aiuto alla comunità scientifica globale.
 
Attraverso il sito web di BP potranno essere inviate idee per affrontare un disastro ambientale le cui dimensioni diventano sempre più grandi e tragiche; un apposito comitato scientifico valuterà i progetti nella speranza di riceverne uno “vincente” per salvare l’ecosistema del Golfo.
 
Potrebbe sembrare un tentativo disperato ma è da considerarsi sicuramente un nuovo esempio, speriamo dall’esito positivo, di ricerca collaborativa.
 
La mia memoria mi porta ad alcune letture di qualche tempo fa e rispolvero una copia di Wikinomics di Tapscott e Williams; scorrendo l’indice, arrivo al capitolo 6 : I nuovi alessandrini, la condivisione della scienza e la scienza della condivisione.
 
Nel V secolo d.C. con la distruzione della biblioteca di Alessandria, ricca probabilmente di mezzo milione di pubblicazioni, andò in fumo improvvisamente l’idea di condividere “il sapere e la conoscenza” del mondo antico …
 
Oggi, grazie alle nuove tecnologie, alla comunicazione just-in-time, alle piattaforme di wiki e al crowdsourcing si è aperta una nuova fase, che gli autori di Wikinomics definiscono “scienza collaborativa” o “scienza 2.0” .
 
La scienza collaborativa consente ad esperti di ogni parte del pianeta di partecipare ad uno o più progetti di ricerca, di condividere l’evoluzione delle attività e i risultati conseguiti, di migliorare progressivamente il risultato, di cercare una soluzione comune ai problemi.
 
Non mi dilungo sulle questioni aperte in merito a questo fenomeno, non intendo approfondire i temi legati alla rielaborazione delle logiche di collaborazione tra imprese private e università e alle diatribe giuridiche sulla protezione di brevetti industriali, mi limito solo a evidenziare che di esempi di successo di ”scienza collaborativa” se ne contano ormai tanti e che i “progetti in corso” sono già innumerevoli.
 
Uno su tutti: il progetto di esplorazione del genoma.

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